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Non appena
nominato il governo Monti ci ha promesso lacrime e sangue.
Le lacrime si spargono già da oggi, dall'entrata in vigore
della manovra
spremilimoni che affosserà al contempo l'Italia e gli italiani e
che porterà la
terza potenza economica europea sulla soglia della terzomondizzazione,
sfasciandone al tempo stesso il nerbo produttivo e lo stato sociale.
Il sangue. Siamo certi che si tratti di una metafora e che non si debba
prendere alla lettera?
Terza edizione
Come ho ripetuto più volte, questa è la terza edizione di
un governo che è
espressione di alcune sante alleanze ben precise. La coppia portante
è composta
dai “miglioristi” del Pci (quelli di cui Napolitano è stato per
decenni il
capofila), uniti alla sinistra democristiana anti-mediterranea
(perché ce n'era
un'altra di tutt'altro genere; Donat Cattin non era Fanfani come
Taviani non
era Gronchi).
I due tronconi cattocomunisti si fondono in un esecutivo retto da
finanzieri
legati in qualche modo ai vecchi azionisti (ovvero alla City e a Wall
Street).
Il tutto con la benedizione della Commissione Trilateral di cui il
funzionario
della Goldman Sachs, il commissario chiamato dai poteri forti a
liquidare
l'Italia, e en passant anche nostro attuale premier, Mario Monti,
è il
presidente europeo.
Tutte le volte che questo genere di coalizione è stato al
potere, è stato
accompagnato da tensione alta, terrorismo psicologico e mediatico,
riduzione
degli spazi di libertà, interventi speciali in ambito giuridico,
decisionismo
arbitrario sostanzialmente iniquo e, sullo sfondo, il sangue. Quello
delle
stragi e delle guerre civili più o meno striscianti.
Così è stato nella prima edizione di questa formula
(1974-1983), così nella
seconda (1992-1994). Non vi è ragione per essere ottimisti oggi.
Lacrime e
sangue è probabile che significhi esattamente lacrime e sangue.
Strategia e varianti
La strategia della tensione prevede l'uso degli opposti estremismi,
dunque
dell'odio antifascista, del linciaggio morale dei fascisti, della
persecuzione
dei fascisti, fino all'esasperazione dei fascisti che, esplodendo,
finisce con
il giustificare a posteriori il teorema di base e far credere che
questo fosse
giusto a priori.
E che si stia tentando con ogni mezzo di rinverdire quel tipo di
azione-reazione-reazione alla reazione è palese.
Con un paio di varianti rispetto ad allora. Una prima variante è
determinata
dall'utilizzo nella dialettica odio/terrore della figura dell'immigrato
e/o del
terrorista islamico (da cui, per schema dettato da oltreoceano si
può
immaginare una guerra strisciante a tre). Una seconda variante è
determinata
dalla perdita di entusiasmo e di vitalità dell'estrema sinistra
che un tempo
era folta, fanatica, agguerrita e convinta di scalare il cielo e che
oggi,
smarrita la lotta di classe e abbandonata l'utopia rivoluzionaria,
registrate
le vere e proprie rotte dell'armata sindacale, è più
nevrotica e problematica
che non guerriera.
E si è scottata le ali appresso ai suoi dirigenti che da troppo
tempo stanno
preferendo le banche ai salariati e l'imperialismo angloamericano a
qualsiasi
“avanti popolo”.
Chi se la sentirà, allora, di farsi trascinare in scontri
insensati per salvare
la poltrona di un compagno Goldman Sachs con rossa cravatta è
una bella
domanda.
E al momento, nel serrate antifascista incentrato contro Casa Pound, si
è visto
che mentre il clero stalinista e i difensori delle poltroncine
ululano
compatti, la base fa fatica a seguirli e che sotto ipnosi marciano alla
guerra
santa dichiarata dai pifferai delle rating agencies solo poche decine
di antifa.
Ai pupari che vorrebbero muoverli in massa non restano che provocazioni
mediatiche, soprattutto via internet, cercando di avvelenare il clima
così come
fa comodo alla loro mediocrità e agli interessi dei liquidatori
dello stato
sociale.
Un mese di caccia al nero
Per ora la truppa rossa non risponde alle provocazioni se non
nell'ordine di
qualche pattuglia.
Intanto però la manovra va anche in direzione del nero.
In neanche un mese di governo speciale si sono già avute tutte
le avvisaglie
della sospensione della libertà. Si è partiti con
l'arresto di Zippo la cui
giustificazione è eloquente.
Questa, che rimanda al famoso Comma 22, suona così: se sei
fascista sei
violento perché sei fascista; se sei violento sei fascista
perché sei violento.
Dunque tu sei violento per forza e solo tu lo sei. E' passata: rieccoci
al
1974.
Subito dopo ci sono stati gli arresti di Militia contro cui non ha
protestato
nessuno.
E qui la mossa è stata astuta perché chi mai si potrebbe
riconoscere nelle
azioni e nelle espressioni di Militia? Un gruppo che sembra essere un
dono
miracoloso del cielo per chi vuole importare in Italia la legge sulla
storia
rifiutata finora dal Vaticano e da una parte della sinistra ebraica?
E' quindi facile colpire Militia perché ha fatto di tutto per
esserlo.
E' come se in presenza di un regime puritano qualcuno si fosse messo a
passeggiare nudo per strada. E' chiaro che se lo portano via. E
soprattutto i
pagani o i naturisti che hanno un'altra percezione del nudo si trovano
in
difficoltà nel difenderne un genere che fà loro torto.
Ma proprio questo meccanismo è stato previsto, tant'è che
anche se tra gli
arrestati abbiamo minorenni e persino gente che con Militia c'entra di
striscio, non ci sono state campagne difensive.
Eppure la logica repressiva dovrebbe essere nota: è quella del
grappolo di
ciliegie. Ne cogli una qui e una lì, poi un'altra e un'altra
ancora e, anche se
tra loro non comunicano, poi si associano per teorema. Che è
quanto si stanno
già affannando a fare i commissari politici.
Da qualche settimana in qua, dal Fatto all'Unità passando per
Indymedia, si
rispolvera la struttura arcaica del teorema-Amato e si dipinge il
quadro di
grandi vecchi, di senati neri, che intrecciano trame torbide atte a
collegare
tra loro ogni genere di apparato per dare vita a chissà quale
piano oscuro. Il
tutto sulla base d'incontri trasversali e plurigenerazionali per la
commemorazione di Acca Larentia. Un vero e proprio golpe, Watson!
Perché l'epurazione è possibile
Si dirà che sono solo streghe ma non c'è nulla di
concreto.
Se lo si afferma è perchè siamo stati viziati. Dal 1974
ad oggi si è vissuti in
alternanza tra repressione iniqua e stato di libertà, sia pur
non totale.
Erano però diciassette anni che godevamo di una certa
libertà d'espressione e
che vivevamo in un'Italia governata, mediocremente e male quanto si
vuole, da
amministratori e non da commissari politici. Si fa fatica quindi a
riciclarsi
per reimmergersi in un clima infernale.
Fu la stessa fatica che fecero coloro che erano sopravvissuti
all'epurazione e
che non potevano aspettarsi, dopo la svolta del 1948, di vedersela
riproporre,
con tanto di esecuzioni in serie, di arresti arbitrari, di
condanne senza
nemmeno elementi per un processo, con la beffa di detenzioni
preventive
di quattro anni (e persino di otto) prima del non luogo a procedere.
Ad un quarto di secolo di distanza proprio non se lo aspettavano,
così come
molti di noi oggi non si rendono ben conto di quel che si sta
rischiando per il
solo fatto di esistere.
L'errore di chi pensa così è che crede che quelle
“eccezionalità” dipendessero
dal clima teso e non l'inverso, l'errore è che s'illude
che certa gente
non sia malvagia, perversa e diabolicamente strutturata. L'errore di
chi pensa
così è che non ha colto quanto siano perfidamente
calcolatori e provocatori
quegli stessi che prosperano nella spolizione delle genti, nella
distruzione
delle nazioni e nella pratica stragista.
Chi pensa così, e quindi non vede un grande pericolo
all'orizzonte, considera
che oggi non c'è illegalità diffusa, dunque non ci
sarà persecuzione diffusa.
Non si considera che fino al 1973 non c'era illegalità diffusa,
fino a quando
non si armò la sinistra e lo fece di colpo. Fino al giorno
prima, dopo le
scazzottate, prendevamo insieme il caffé al bar.
E chi si dice che senza illegalità non c'è repressione
deve anche rammentare
che solo dopo che uccidere un fascista non fu reato, solo dopo che
questo
non-reato fu consumato in serie, solo dopo un continuativo linciaggio
atto a
togliere ogni dignità umana ai fascisti nel consesso pubblico,
solo dopo
l'esasperazione continuativa, i fascisti passarono
all'illegalità che era stata
dipinta prima come cosa loro.
Gli ingredienti congeniali ai provocatori
Quali furono gli ingredienti della miscela esplosiva? L'esasperazione e
l'improvvisazione. Perché per far esplodere la miscela prima si
passò per lo
scioglimento delle organizzazioni e per l'arresto delle guide e poi si
passò
per la critica della gerarchia che aprì definitivamente le dighe.
Di qui si sviluppò l'improvvisazione, individuale o di gruppo,
che finì col
produrre o banditi o guerrieri, o anarchisti o anarchi.
Ma qui siamo ai percorsi esistenziali e alle conseguenti maturazioni.
Se restiamo all'impianto. esso si basa sulla provocazione di meccanismi
assai
semplici.
Scioglimento delle organizzazioni, destrutturazione delle gerarchie.
Ognuno
allora decide per sé (ma di converso lo fa per tutti). La
selezione è basata
sul coraggio ma anche sulla frenesia, sull'urgenza e sull'emergenza.
Ciò che
sovente si traduce in irresponsabilità.
Peraltro in quest'assemblearismo chi decide (e di solito lo fa chi
strilla più
forte o chi si muove per primo) non ha mai la visione d'insieme, non
conosce
tutti gli elementi del quadro in cui agisce, perché soltanto un
organico molto
articolato possiede dati a sufficienza per farsi un quadro e soltanto
quando
questo organico è selezionato può filtrarli in modo da
muoversi positivamente
alla luce di una conoscenza critica indispensabile.
Piccoli gruppi, soprattutto se molto giovani, soprattutto se frenetici,
soprattutto se chiusi in sé, non hanno né i dati
né la possibilità di
valutarli, quindi non hanno la capacità di decidere chiaramente
sulle
opportunità delle azioni. Ed ecco che la provocazione, che
consiste
precisamente nel far fare senza remore né disciplina a ciascuno
ciò che gli
detta il cuore o le viscere, ha effetto definitivo.
E che qualunque azione, anche ottima e sublime, venga compiuta in
quello stato
d'animo e con quella mentalità finisce con il non poter avere un
effetto strategico.
Mentre l'effetto strategico ce l'ha, eccome, la logica del grappolo di
ciliegie
di cui si nutre la provocazione. E quindi, per chi si muove anche con
animo
puro nelle trame della provocazione, si tratta sempre di un
effetto-boomerang.
Che, per giunta, si estende all'infinito intorno a chi si muove
provocato
illudendosi di reagire alla provocazione così come il topo fa
con il gatto.
Gerarchia
Non dobbiamo fasciarci la testa prima che sia rotta. E' possibile che
tutti i
segnali di questo mese attestino non la volontà dei vertici di
riproporre una
stagione di provocazioni, di scontri e di stragi ma semplicemente la
manifestata disponibilità dei tanti agenti in divisa o in
borghese a compiere
quello che immaginano sarà ordinato loro. Il servilismo
sopravanza spesso le
volontà dei padroni.
Tuttavia dobbiamo ragionare dando per scontato lo scenario peggiore.
E farlo significa andare in controtendenza, in tutto e per tutto,
rispetto alla
permeabilità alla provocazione. Niente improvvisazioni, niente
assemblearismi e
solo logica gerarchica.
Contro cui funziona solo la violenza canagliesca perché non
agisce per
esaltazioni, eccitazioni o capricci. Fanciulla d'animo non è di
mente
infantile, a differenza di ogni rivolta all'idea del padre.
Non si risponde a Cartagine con le comuni hippies, neanche se
agguerrite, ma
con l'ossatura del Pater Familias.
Buon Sole Invitto! Che è tale non per caso e che è fonte
ed emblema di questa
logica vittor
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