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Il caso aiuta sempre i peggiori.
Da poche settimane abbiamo al governo un’oligarchia impopolare che si
appresta
ad inginocchiare e a depredare gli italiani.
Di cosa ha bisogno un’oligarchia del genere? Come ha ben rilevato il
sociologo
svizzero Eric Werner essa deve far conto su “pericoli interni”, su
“minacce
esterne” e su “emergenze continue”.
Che poi sono gli stessi ingredienti delle precedenti edizioni governative di questa formula cattocomunista
made in Trilateral. Fu così al tempo di Taviani, Pecchioli,
Berlinguer e poi a
quello di Amato, Ciampi, Occhetto.
Ed ecco che il caso li ha aiutati questi signori sceriffi di
Nottingham. Prima
un pacco-bomba contro Equitalia (magnifico sistema per far passare la
denuncia
dello strozzinaggio come pericolosa), poi un falso stupro con
conseguente
assalto ad un campo rom, infine la follia omicida e suicida di Firenze.
In poche ore il governo ha avuto tutto quello che poteva sognarsi per
poter
procedere secondo la logica di cui ha bisogno. E’ stato il caso? A
Torino sicuramente,
per il pacco-bomba probabilmente no. E a Firenze? A Firenze, ci dicono
le
agenzie stampa, l’autore del duplice omicidio e del suicidio era
afflitto da
depressione e usava farmaci. In passato ci fu una serie di attentati,
quattro,
due in Italia e due in Francia, tre dei quali si chiusero con la morte
dell’attentatore; essi avvennero a pochi giorni di distanza l’uno
dall’altro e
gli autori erano tutti in cura da psicanalisti. Sembrò una prova
generale di
guerra da servizi segreti mediante droni umani.
Gli orientamenti degli inquisitori
Non pretendo che l’omicida-suicida di Firenze sia
stato drogato o
ipnotizzato, è probabile, come dicevo in avvio, che ci si sia
messo il caso che
aiuta spesso i piani più contorti e inconfessabili.
Anche se la straordinaria concomitanza con la strage di Liegi, essa
pure ad
opera di un depresso, fa sobbalzare. Ma se optiamo comunque per il caso
non
dobbiamo rallegrarcene perché se il vento gira in direzione del
mugnaio
malefico c’è da preoccuparsi ancor più che non se questi
sta barando.
E allora allarmiamoci per la piega che stanno prendendo gli eventi. E
soprattutto per gli orientamenti e per le scelte di inquisitori e di
anchor
men.
Che l’omicida-suicida di Firenze fosse simpatizzante e forse iscritto a
Casa
Pound è parso subito un ottimo motivo per pretendere da questa o
l’accettazione
del marchio di zolfo o il pietistico “scusatemi, farò meglio in
futuro” nella
logica delle forche caudine che ha pagato ampiamente negli anni, dai
tempi del
doppiopetto missino fino alle proposte-Granata sulla nazionalità.
Casa Pound finora è riuscita miracolosamente a tenersi al di
fuori da questa
tenaglia e ciò lo si deve ad una formazione e ad una convinzione
profonde e di
certo ad una guida, quella di Gianluca Iannone, assai al di sopra della
mediocrità tipica dei capi neofascisti.
Ma il problema sta tutto nell’impianto inquisitorio. Il quale è
volgare e
fazioso dalla a alla zeta. Vediamolo.
L’impianto
inquisitorio
Innanzituto
si dà per scontato che il duplice omicidio di Firenze sia
razzista in quanto sono stati assassinati due senegalesi. Nessuno
però si è mai
sognato di definire razzista la strage di Liegi benché l’autore
fosse di
origine maghrebina e le vittime fossero europee. E già questo la
dice lunga
sulla prevenzione di chi fa le inchieste. Non voglio affermare che il
duplice
omicidio di Firenze non avesse una motivazione razziale; è
possibile ed è anche
probabile che l’avesse. Ma non è certo, così come non
è certo che la strage di
Liegi non l’avesse anch’essa. Eppure. Prevale il teorema.
Si dà poi per scontato che Casa Pound debba lavarsi la coscienza
perché al suo
interno dovrà per forza pullulare il lievito dell’esasperazione
xenofoba.
Il fatto che non sia per niente così e che sia ampiamente
documentabile il
contrario, in ogni atto e in ogni affermazione, diventa un argomento
difensivo,
ma non c’è niente di cui difendersi o discolparsi, è
l’accusa che deve
argomentare.
E come argomenta l’accusa?
In modo elementare: ci dev’essere un humus equivoco che alimenta certi
comportamenti.
In cosa consiste l’humus equivoco? Nel non essere omologati, nel non
aver
sposato la dottrina capitalista del paradiso global, nel non aver
voluto
considerare l’immigrazione una risorsa bensì un dramma
bilaterale e persino, a
sentire l’Annunziata, nell’aver criticato il capitalismo, cosa che
potrebbe
ingenerare qualche violenza. Della serie: se Monti manda sul lastrico
milioni
di famiglie e se qualcuno s’incazza e sfascia tutto la colpa di quanto
accade
non è di Monti ma di chi ha detto che le sta rovinando...
E come trova fondamento questo teorema? Nel fatto che, forzatamente, la
xenofobia dev’essere patrimonio della destra radicale in senso lato e
che
quella xenofobia genererebbe obbligatoriamente mostri e, quindi,
omicidi e
stragisti.
Peccato che non è affatto così. Non lo è non solo
perché il postulato sulla
xenofobia è inesatto ma perché le violenze, gli omicidi e
le stragi di stampo
“razziale” non sono necessariamente di estrema destra. Anche se, come nel caso di Breivik, poco importa se si
tratta di un massone, sionista che ha per mito Churchill, ovvero il
grande
nemico dell’Asse e dei fascismi. Lo si tratta d’ufficio come un
neonazista...
Tutti
quei neonazisti
La lista dei “neonazisti” immediatamente dimenticati perché
davvero
improponibili è lunghissima. Va dal primo assalto alle baracche
dei lavoratori
immigrati in Francia, nel 1979, che si scoprì opera del partito
comunista, alle
aggressioni dei vucumprà in Toscana, una ventina d’anni fa, da
parte di
negozianti quasi tutti comunisti. Rammento le prime pagine contro
l’odio
neonazista in Francia quando un sedicenne arabo venne assassinato,
gettato giù
da un treno, da dei “fachos” paracadutisti. La notizia scomparve un
giorno più
tardi quando venne fuori che l’assassino del giovane arabo era un
francese con
doppio passaporto e di religione israelita. E che dire della
fascistissima
strage di omosessuali in Inghilterra, con attentati nei locali gay?
Anche lì il
sipario calò all'improvviso quando si seppe che l’autore era
anch’egli un
omosessuale. E dell’aggressione all’immigrato in un bar di Roma? Fino a
che non
si seppe che era stato pestato da un barista con il Che tatuato
sull’avambraccio; e allora silenzio. E a Torino l’altro giorno sono
stati forse
i neofascisti ad attaccare il campo rom? O vogliamo sostenere che tutti
questi
sono stati inquinati dalla cultura emarginata dell’estrema destra? Ma
non sarà
più colpevole una classe dirigente che sprizza da tutti i pori
un’arroganza
occidentale, nel peggior senso del termine, e che si presta a
bombardare e
invadere larga parte del Terzo Mondo? E non sarà più
colpevole chi ha prodotto
questo sistema infernale che comporta anche migrazioni di massa e
ingiustizie a
strati – non sempre a senso unico – tra povere plebi che a volte si
scontrano
tra loro?
Pentimento
o rogo
Chi
davvero ha le responsabilità le scarica sugli altri e cosa
chiede
loro? Di abiurare. Non a quello che non hanno mai detto o fatto o
pensato ma a
quello che dicono, pensano, fanno contro le iniquità e per modificare la direzione delle cose: se
non lodi Dio Mercato, Sua Sacerdotessa Liberaldemocrazia e tutti i loro
dogmi
sei da rogo, a meno che non ti penti.
Ergo: accettali e lodali pubblicamente questi dogmi!
Poco conta il fatto che magari tu sei attivamente e quotidianamente
dalla parte
dei popoli che vengono sfrutttati e proprio loro sono quelli che li
sfruttano.
Il colpevole sei tu che non ammetti che lo sfruttamento è un
bene per l’umanità
scritta con la U maiuscola, quasi a comprivarne la totale astrazione.
La
retata di Militia
E intanto la macchina repressiva procede strappando scalpi.
Perché come altro si può definire la retata nei confronti
degli esponenti di
Militia?
I quali di sicuro nulla hanno a che fare con il duplice omicidio di
Firenze ma
vengono chiusi dietro le sbarre per aver propagandato idee pericolose.
Chiariamoci bene: quel gruppo sembra nato apposta per assumere il ruolo
del
capro espiatorio, talmente è privo di qualsiasi altro orizzonte
e scopo. Ma che
senso ha, che diritto si ha, di mandarlo comunque al rogo?
Perché non se ne
condividono le asserzioni, i toni, le concezioni?
Ho difeso i diritti di brigatisti e autonomi, ho difeso i diritti di
Strauss-Kahn, devo restare l’unico a difendere i diritti in quanto tali
e a non
stabilire che essi sono buoni per alcuni sì e per altri no?
Ci vuol molto a sostenere che la retata contro Militia è
liberticida?
E lo chiedo soprattutto ai compagni e ai democratici.
Ci si obietterà che le idee che veicola sono compatibili con il
duplice
omicidio di Firenze (al quale però quel gruppo è
totalmente estraneo).
Ma rammento che anche l’istigazione all’odio di classe è allora
un delitto
della medesima natura eppure nessuno, per fortuna, la perseguita.
Così come vorrei ricordare a molti, a inziare da Di Pietro, che
quando un pazzo
lanciò la famosa statuetta sulla faccia di Berlusconi (e se
avesse avuto il
porto d’armi come il duplice omicida e suicida di Firenze gli avrebbe
sparato)
ne sminuì il gesto, che si stanno utilizzando un po’ troppi pesi
e un po’
troppe misure.
Ne eravamo abituati ma ultimamente avevamo perso l’abitudine; poi
è arrivato lo
Sceriffo di Nottingham con tutta l’armata Napolitano...
L’attacco
a Casa Pound
Questa
è la situazione, allarmante, in cui langue l’Italia e che non
prospetta nulla di buono.
All’indomani della manifestazione di Casa Pound a Napoli dissi che
l’antifascismo aveva fatto flop perché si era iniziato a capire,
a sinistra,
che lavorare per la Goldman Sachs, l’Fmi e la Trilateral, spogliare le
famiglie
e colpire il lavoro non rappresentavano il massimo delle aspirazioni
sociali.
Dissi anche che il governo non era ancora entrato in carica e che, se
la
manifestazione avesse avuto luogo un paio di settimane più
tardi, forse
l’ordine pubblico non sarebbe stato mantenuto ma si sarebbero avuti
pestaggi,
ferimenti, arresti. E dissi ancora che l’atteggiamento delle sinistre
lasciava
ben sperare per il futuro e che portare le greggi in ovile e rilanciare
l’antifascismo, sarebbe stata dura,
ragion per cui si poteva paventare qualche morto provvidenziale.
Purtroppo avevo ragione su tutta la linea. Gli arresti di Zippo e di
Militia,
benché incomparabili tra loro, da un lato, il rogo del campo rom
e il duplice
omicidio e suicidio di Firenze dall’altro, hanno portato alla
riedizione di
vecchi film horror e al revival dell’antifascismo da rogo e linciaggio.
Il “mostro” è servito; servirà a sua volta a distrarre le
energie e ad
incanalarle nei vicoli ciechi, o a dirigerle a passi veloci verso il
burrone.
E’ di stanotte la notizia dell’attacco fisico degli antifa a Casa Pound.
Siamo ai girotondi dell’imbecillità.
Ne usciremo? Non lo so, ma so che dipende da tutti.
Sarebbe il caso che, anziché cercare di processare e di
condannare chi si
ritiene un proprio antagonista si facesse invece il processo ai
processi e ai
loro meccanismi, si passerebbe dal guizaglio alla libertà di
movimenti, dal
condizionamento mentale alla libertà.
E’ dura, lo so: ci proviamo? O preferiamo andare al guinzaglio di chi
sta
depredandoci di tutto?
Intanto godono solo Equitalia e la Goldman Sachs.
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